La maggior parte delle malattie di oggi deriva da problemi interpersonali.
La nostra salute è strettamente legata a come percepiamo le relazioni con gli altri.
Può sembrare fuori luogo, dato che di solito si attribuiscono le malattie a uno stile di vita scorretto, alla dieta o alla mancanza di movimento.
Non nego affatto che questi fattori siano determinanti per la salute, ma spesso rappresentano solo la manifestazione esteriore del nostro stato d’animo, delle nostre abitudini e della nostra mente.
Alla radice di tutto c’è spesso un senso di inferiorità nei confronti degli altri e del mondo che ci circonda.
Ci rifugiamo nel cibo per colmare vuoti che, in realtà, nascono dalla nostra mente.
Utilizziamo diete, allenamenti, competizioni, imprese, estetica e dimagrimento come strumenti per ottenere attenzione.
Aspiriamo a una forma fisica migliore per sentirci più accettati e considerati dagli altri.
Dall’altro lato, trascuriamo la nostra salute perché insoddisfatti delle nostre relazioni.
Siamo talmente presi dal desiderio di affermarci, di “diventare qualcuno”, che finiamo per sacrificare troppo: nello sport, nel lavoro, nella vita.
Vogliamo dimostrare qualcosa agli occhi del partner, dei colleghi, degli amici, ma anche di chi incrociamo per caso.
La radice nascosta delle malattie: il peso delle relazioni
A volte basta un semplice dialogo per scatenare in noi un confronto. Qualcuno condivide un’esperienza, un’abitudine, e la nostra reazione immediata è spesso: “Anche io” o “Io invece”, sentendo il bisogno di dimostrare quanto siamo bravi in quell’ambito.
Se l’altro è più bravo di noi, inconsciamente ci sentiamo inferiori.
Pochi riescono davvero ad ammirare le qualità altrui senza sentirsi minacciati.
Se invece l’altro ci appare meno competente, scatta il bisogno di dimostrare il nostro valore, ponendoci un gradino sopra.
Ma perché la nostra mente reagisce così?
Perché ci sentiamo minacciati.
È un meccanismo evolutivo radicato nella nostra filogenesi.
Un tempo, chi era più sapiente, atletico, eloquente o abile poteva sottrarci risorse, ruoli, partner.
“Uno dei regali più belli che puoi fare a una persona è ascoltarla in silenzio e con attenzione.”
— Enzo Decaro
L’ho sperimentato con la mia professione. Quando le persone si affidano a me per migliorare la loro alimentazione e il loro stile di vita, spesso hanno un bisogno profondo di essere ascoltate.
I meccanismi di confronto, prevaricazione e competizione cui inneggiamo ci allontanano dalla nostra vera essenza e rovinano le relazioni.
Viviamo ossessionati dall’idea di migliorarci per superare gli altri.
Ma è davvero questo il nostro scopo?
Il fine ultimo dell’uomo è dimostrare di essere superiore?
Se analizziamo la società, sembra di sì.
Ma così facendo, perdiamo di vista il perché della nostra esistenza.
Abbiamo bisogno di ridefinire la nostra missione e visione come esseri umani.
La bioetica dovrebbe occuparsi anche di questi temi:
Cosa vogliamo raggiungere come specie?
Qual è la nostra vera aspirazione?
Dove vogliamo dirigerci con la nostra forza comune?
E non servono esperti per rispondere a queste domande.
Ognuno di noi può iniziare subito, con carta e penna, riflettendo su alcuni quesiti fondamentali:
- Qual è la missione che ti guida ogni giorno?
- Come puoi migliorare la società, l’ambiente, le relazioni con il tuo contributo?
- Come immagini la tua vita ideale, felice, senza rimpianti?
- Cosa vorresti che accadesse nei prossimi 100 anni per l’umanità?
Scrivere, pensare e visualizzare i nostri obiettivi accelera il processo che li trasforma in realtà.
Nel mio caso:
- Aiutare le persone a migliorare la loro salute.
- Trasformare sportivi in super-atleti.
- Ottimizzare l’alimentazione della specie umana.
E a livello personale:
Dedicarmi allo sport.
Passare tempo di qualità con la mia compagna.
Seguire un’alimentazione sana.
Ottimizzare la mia salute e performance sportiva.
Aspirando a una comunità di persone consapevoli, con relazioni autentiche, senza complessi di superiorità o inferiorità.
Un mondo in cui godere appieno dell’esperienza terrestre, in equilibrio con la natura, con cibo sano e accessibile a tutti.
Senza competizione distruttiva.
Senza il peso del giudizio altrui.
L’ossessione per il confronto: un ostacolo alla nostra crescita
Molti temono il cambiamento per paura di essere giudicati.
Ma vivere cercando validazione è una prigione.
Anche se sembra una spinta positiva, nel lungo termine non porta soddisfazione: ci sarà sempre qualcuno più bravo, più forte, più intelligente di noi.
“Il coraggio di non piacere“ di Ichiro Kishimi e Fumitake Koga racconta di come è possibile davvero liberarci da questo peso.
Catone il Censore si vestiva di colori sgargianti per allenarsi a ignorare il giudizio degli altri.
Oggi, chiunque tenti di migliorare il proprio corpo, la propria carriera o la propria salute deve affrontare il giudizio altrui.
Ma perché fermarsi?
Niente è permanente.
Tutto cambia: età, obiettivi, pensieri, corpo.
Se desideriamo un cambiamento, perché frenarci?
Per paura di cosa?
Dobbiamo liberarci dai limiti che ci auto-imponiamo.
Nessuno può davvero sapere cosa è meglio per noi, se non noi stessi.
Mi capita spesso di incontrare pazienti che tengono segreto il fatto di rivolgersi a un nutrizionista.
Temono il giudizio.
Ma dichiarare un cambiamento lo rende più concreto.
Anche se, ribadisco, non dovremmo cambiare per dimostrare qualcosa agli altri, ma per noi stessi.
Le sfide concedono il senso alla vita.
Se oggi siamo qui, è grazie agli antenati che hanno affrontato e superato le loro sfide.
Eppure, molti si bloccano per paura di fallire.
Ma la vita è urgente.
Più rimandiamo, più il cambiamento diventa difficile.
Io pratico uno stile di vita che per molti è “strano”: earthing, bagni freddi, saune, allenamento a petto nudo, ciclismo, dieta ancestrale, biohacking etc
Alcuni colleghi hanno detto che questo mina la mia credibilità.
Ma la credibilità è solo la percezione degli altri.
Io mi concentro su ciò che mi fa stare bene.
Ogni giorno sperimento nuove strategie per la performance atletica umana, senza curarmi delle opinioni altrui.
Non sono superiore a nessuno, né inferiore.
Aiuto le persone a raggiungere il loro massimo potenziale, ma il vero cambiamento deve venire da loro.
Il metodo conta più delle strategie: un insieme di abitudini costanti porta miglioramenti reali.
La salute richiede coraggio. Il coraggio di essere se stessi.
Liberiamoci dalla paura del giudizio: solo così possiamo vivere davvero.
Il nostro peggior nemico siamo proprio noi stessi.
Abbiamo un potenziale infinito in verità: è un gioco che non finisce mai.
Cambiamo il modo in cui vediamo le relazioni: non gerarchiche, ma orizzontali.
Dimostriamo le nostre buone intenzioni e andiamo avanti senza paura.