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3 step per migliorare nello sport: non è mai stato così semplice

Non è mai stato così semplice migliorare nello sport come oggi.

Viviamo in tempi in cui raggiungere la massima performance è davvero possibile.

E riguarda ognuno di noi, da appassionati, sportivi, atleti, super atleti.

Grazie all’evoluzione delle conoscenze in campo di scienza, fisiologia e nutrizione sportiva.

Si conoscono i substrati e le richieste energetiche, analisi del sangue, le carenze, le predisposizioni, l’HRV, VO2max, soglia aerobica e anaerobica, glicemia, chetonemia, lattato e tanto altro.

Questo ha portato ad una conseguenza ovvia: il miglioramento atletico.

Non tutti ancora però hanno accesso ai dati della performance, o anche se potessero faticano nella loro comprensione e interpretazione.

Esistono figure di riferimento infatti ad oggi insostituibili, dal nutrizionista, sport specialist, allenatore, medico sportivo.

Non è detto però che un giorno, dopo un attento studio e investimento in queste figure, che invece in campo professionistico sono date per scontate, saremo in grado di leggere e applicare tali conoscenze superiori rispetto a un tempo.

E potenziare la performance quasi fosse un auto-trattamento.

Si tratta del tanto citato programma di cui parliamo e aspiriamo sin dagli esordi di questa newsletter: il medico di se stesso.

Anche se ancora siamo molto lontani dal diventare autonomi su tutti i fronti, con le adeguate conoscenze, dopo un certo percorso di crescita personale, sarà possibile capire come districarsi nei meandri della fisiologia umana.

Il programma riguarderà non solo il campo del miglioramento sportivo, e quindi nutrizionista e sport specialist di se stessi, ma anche quello clinico, sapendo come ottimizzare il proprio stato di salute generale.

L’educazione personale (alimentare e sportiva) è il primo step del cambiamento

La salute vera passa da uno step fondamentale e imprescindibile: la conoscenza approfondita di noi stessi.

Delegare salute, nutrizione e performance a conto terzi, cioè figure specializzate, va benissimo in un primo momento, ma poi non è sostenibile nel lungo periodo, specie nel campo sportivo (a meno che siamo professionisti).

Oltre alle spese, una volta terminato il percorso, se abbiamo deciso di delegare al 100% ogni aspetto del proprio miglioramento, sarà facile tornare al punto di partenza dopo essere stati seguiti èer un certo periodo da professionisti del settore.

Per questo ognuno di noi, in particolare chi punta a diventare la migliore versione di sé, e infine super atleta, deve imparare a conoscere l’argomento.

Il limite potrebbe essere: “Non sono laureato in questo campo e non è mio compito, per questo mi affido agli specialisti del settore”.

E in parte può essere vero, ma anche se non siamo esperti dovremmo aspirare a diventarlo con il tempo.

Tutti hanno le capacità di imparare a governare la propria performance, così come mente, salute, nutrizione, biohacking e tecnologia.

Il miglioramento è intrinseco nell’essere umano e nell’evoluzione.

E il miglioramento passa proprio dallo studio, osservazione, ricerca ma anche applicazione quotidiana e costante di quello che si impara, con un approccio che definisco LEAN.

Il metodo lean significa magro, nel senso di essenziale, diritto al punto, senza tanti fronzoli e non basato invece su supposizioni.

Eric Ries ha scritto il libro The Lean Startup dove parla del metodo applicato in campo aziendale, specie nelle realtà embrionali delle start-up, dove la percentuale di fallimento è elevatissima, così come le chance di successo si riduce a casi rari.

In quest’ottica l’autore spiega che non ci si può basare sul leap of faith, ovvero assunzioni basate sulle nostre idee di successo, senza aver testato sul campo l’effetto.

E si finisce per spendere tante risorse umane ed economiche per creare prodotti che nessuno alla fine vuole comprare ed utilizzare.

Per questo è importante creare degli MVP o minimum viable product, una sorta di prototipo testando attentamente il reale interesse di potenziali consumatori, e raccogliendo feedback in modo scientifico.

E con questo approccio lean capita spesso di cambiare direzione, ripensare al prodotto, proprio sulla base di quello che il consumatore vorrebbe, anche se stimarlo non è sempre facile.

E allora è la fase pivot, in cui si rivede la strategia, il prodotto, la produzione, la comunicazione e così via, mettendo in discussione quel che si era assunto in un primo momento.

Non solo start-up, ma anche molte aziende che pensano e progettano il lancio di un nuovo prodotto sul mercato, magari innovativo e come primi, applicano la strategia lean.

E perchè parlare di un metodo che si usa sempre di più nel campo marketing e start-up?

Perché si può utilizzare anche in altre aree della vita, nel personal brand, così come nel campo del miglioramento sportivo.

Tutti parlano di cosa dovresti mangiare, integrare, come allenarsi, recuperare e così via.

Prima di assumere che sia vero e applicabile nel tuo caso, ricordando che ognuno è unico e diverso, testiamolo sul campo, osserviamo le reazioni, raccogliamo feedback.

E non basta una sola volta, diamoci tempo prima di vedere qualche effetto.

Ora analizziamo a ritroso, e se possibile anche con dati alla mano.

Sono migliorati cpk, ves, lattato ematico, Vo2max, wattaggio, ftp, peso in palestra, velocità, passo per km, HRV?

Diamo il giusto ruolo anche alle sensazioni personali e non solo ai numeri.

Non siamo macchine.

Il suddetto è uno dei più grandi errori, anche tra gli esperti del settore.

Numeri, dati, tabelle, confronti, analisi, parametri, range, device, e pratiche di monitoraggio vanno bene solo se usati come metro di misura generale.

Non possiamo ridurci a meri esecutori. I dati non dicono nulla sulle nostre sensazioni, mentalità, obiettivi, e a volte mentono anche sullo stato di salute.

Dovranno essere usati con cautela per utilizzare un approccio analitico e scientifico, un riferimento, nulla di più.

Ossessionarsi con l’analisi degli stessi non porterà a un giovamento personale.

Saremo affranti quando troveremo dati non ottimali, o senza miglioramento apparente.

In ogni caso il metodo lean sportivo è sicuramente utile prima di supporre che una certa nutrizione, allenamento, tecnica di biohacking o altro di stravagante funzioni nel miglioramento delle proprie prestazioni.

Trattiamoci da sperimentatori.

Il super atleta è un piccolo scienziato in miniatura, conoscitore del suo corpo, e di quello che abbisogna davvero.

E’ sempre alla ricerca di novità, sperimenta, ed è amante dell’ignoto, alla ricerca di nuove sfide e in attesa di superare i suoi limiti.

E’ questo il famigerato infinite fame o gioco infinito di cui spesso vi imbattete in queste lettere.

Per ignoto si intende qualcosa che attira, preoccupa, eccita, ma che non deve danneggiare.

L’ignoto del passato poteva essere la scoperta di nuove terre, le Americhe, nuove popolazioni, con il colonialismo e imperialismo.

Una volta conosciute le terre si è puntato alla Luna, poi si è passati a Marte, in futuro nuovi pianeti, sistemi solari, stelle, galassie.

Il super atleta concepisce l’ignoto quale la sua migliore performance.

Quanto è possibile spingersi oltre le proprie capacità fisiche senza danno?

Il potenziale umano sembra sconfinato.

Un ultra ciclista, ex- professionista del team EF, Lachlan Morton, anziché appendere la bici al chiodo dopo la carriera agonistica, ha deciso di sperimentare e scoprire tutto il potenziale di endurance del suo corpo, affrontando distanze inimmaginabili in bicicletta.

Mi sono imbattuto in un video sul canale youtube dell’EF Pro Cycling in cui qualche mese fa ha percorso 14 mila e 200 kilometri consecutivi, circumnavigando tutta la costa dell’Australia, chiudendo un anello perfetto.

Nella precedente lettera abbiamo scoperto dove si stanno sempre più rivolgendo le nuove ricerche: dal mondo esterno a quello interiore.

Lo studio dell’io richiede sforzi ancora maggiori, tanto siamo complessi a livello psicologico, fisico, e di complesso vivente.

Il cervello e il DNA umani rappresentano universi a tutti gli effetti, e comprenderli a pieno richiederà molto tempo, o forse non riusciremo mai a decifrare il segreto della vita.

In pratica stiamo assistendo in prima persona al più grande cambio di paradigma della storia: vogliamo conoscere più su noi stessi e meno quel che c’è fuori.

Il metodo LEAN applicato allo sport

Abbiamo a disposizione per la prima volta dati, parametri, tecnologia, professionisti del settore, integrazione, e tutto quello che serve per migliorare la nostra prestazione sportiva e salute.

Tuttavia esiste una differenza tra chi è in grado di gestire la mole dell’informazione, educandosi nel campo della nutrizione e sport, e coloro i quali, anche se volenterosi di migliorare, non approfondiscono il settore a dovere.

The way you do one thing is the way you do everything.

Secondo questo aforisma, il modo in cui fai una cosa di tuo interesse definisce come ti applichi in tutto il resto di cui ti importa.

Se abbiamo intenzione veramente di migliorare le nostre prestazioni, il primo step può essere seguire un percorso di allenamento e/o nutrizionale.

Partire dalle basi è la prima azione: non aspettiamo, iniziamo ad avventurarci nel gioco sportivo.

Lo stesso vale in nutrizione, e nell’ultima lettera abbiamo parlato dei tre punti: no junk food, qualità alimentare e biohacking nutrizionale.

Quindi il consiglio è proprio quello di partire dall’esperienza di un percorso di educazione sportiva e nutrizionale: un video-corso, una o più consulenze nel tempo con professionisti del settore, un libro, i video del canale youtube, i contenuti social e così via.

L’ideale sarebbe educarsi grazie a tutti quanti gli strumenti a disposizione (consulenze, video corso, youtube, libri etc) per acquisire più informazioni possibile, mentre le sperimentiamo sul campo di allenamento.

La seconda parte nel processo di miglioramento sportivo riguarda la scrematura delle informazioni, con l’approccio LEAN, dopo che abbiamo compreso cosa funziona per noi.

Ognuno ha il suo metodo, e spesso quello che risulta efficace per noi è un mix delle informazioni ed educazione che abbiamo ricevuto nel primo step.

Non esiste tuttavia un iter unico, questa sequenza si può ripetere all’infinito non appena ci imbattiamo in qualcosa di nuovo e di interesse per noi.

Oppure se vogliamo mettere in discussione un metodo che impieghiamo già da un po’, dopo che non abbiamo visto un cambiamento positivo concreto e tangibile.

Se seguo la stessa alimentazione, integrazione e allenamento, ma non sblocco un tempo personale o non si intravede un accenno di miglioramento nel tempo allora bisogna ripartire dal primo step, dalle basi di studio e approfondimento personale.

Il mantenimento delle nuove abitudini e conoscenze acquisite è altresì importante, specie se non siamo esperti del settore.

E’ facile dimenticarsi infatti quanto appreso, o regredire se ancora non abbiamo consolidato certi automatismi.

Si possono prendere appunti, tenere un diario alimentare e/o di allenamento, annotarsi le parole e gli elementi chiave che ci interessano e abbiamo sperimentato essere d’aiuto nella pratica.

Alcuni sono presi dall’entusiasmo del miglioramento, e nei primi mesi vedono grandi cambiamenti. Pesano al grammo ogni alimento, non cadono nel cibo industriale, vanno a letto presto, monitorano sonno e analisi, prendono regolarmente alcuni integratori funzionali alla performance.

Passato un certo periodo però, assuefatti dalla nuova routine, non vedono più progressi, si scoraggiano, smettono di monitorarsi, e non sono più costanti con dieta e allenamento.

Questo si verifica nel caso in cui il nostro why o obiettivo sportivo non è ancora così forte, o perché non si è investito abbastanza in quelle conoscenze che ci permettono di navigare facilmente in tempi più difficili, come quando non vediamo più risultati.

Se solo sapessimo che la crescita del potenziale umano sportivo non è lineare, ma fatta di picchi e fasi di plateau, sarebbe un gioco da ragazzi mantenere quelle nuove abitudini intraprese, sapendo che presto o tardi si tornerà a migliorare.

Alla base di tutto ci deve essere anche un certo divertimento e passione, altrimenti diventa un peso e iniziamo a chiederci: “Ma chi ce lo ha fatto fare e per cosa?”

Prima di vedere e sbloccare un nuovo livello di miglioramento bisogna avere un po’ di pazienza e fiducia nei propri mezzi., ma soprattutto avere le conoscenze necessarie per poterlo comprendere.

Robert Kiyosaki parla per la prima volta di educazione finanziaria in Rich Dad Poor Dad: la povertà secondo l’autore del libro besteller americano è dovuta ad una ignoranza dei meccanismi del capitalismo.

Una volta compreso come gestire e investire il proprio denaro, tutto sarebbe più semplice e non più una lotta alla sopravvivenza di mese in mese.

Lo stesso vale per l’upgrade delle performances.

Se non decidiamo di investire nell’educazione nutrizionale e sportiva, saremo sempre dietro a capire come comportarsi, cosa assumere, quando e perché, non vedendo risultati.

Visto che ho deciso che lo sport fa parte della mia vita, voglio essere costante e osservare miglioramenti. Perché allora non investire nella propria educazione personale?

Con il tempo saremo anche in grado di leggere i dati della performance, e condurre il famigerato pivot o cambio di rotta che si utilizza nel campo delle lean startup.

Cioè se qualcosa è andato storto, sono sovra-allenato e non recupero, continuo ad avere CPK alle stelle, la frequenza cardiaca non sale sotto sforzo, ho carenze nutrizionali e mal di gambe continuo, allora è il caso di cambiare strategia.

Siamo già nella fase del mantenimento della nostra educazione.

Siccome non si finisce mai di imparare, e l’ignoto per il super atleta è un gioco infinito, questo iter si ripete molte volte.

Imparo, sperimento, mantengo solo se funziona (approccio lean).

E’ questo quello che stanno facendo all’interno dei team professionistici sportivi.

Analizzano continuamente gli atleti per poi reindirizzarli verso la migliore nutrizione, integrazione e allenamento più personalizzato possibile.

L’atleta di un tempo si basava su sensazioni personali: se sono stanco devo riposare, se invece mi sento bene allora mi alleno finché posso e non torno ad essere stanco. Mangio solo quando ho lo stimolo della fame, basta assumere calorie e carboidrati più possibile.

Oggi invece ogni atleta ha un nutrizionista su misura, una tabella di allenamento e un‘integrazione ultra personalizzata.

Un tempo bastavano indicazioni generali di alimentazione e allenamento validi un po’ per tutti. Tutti gli atleti di un team seguivano la stessa dieta e programma di training generale.

Nell’ultima routine che studiavo in un video di un professionista ciclista della Lotto, Jenno Berckmoes, sono rimasto impressionato come la nutrizionista del team addirittura analizzava chimicamente ogni giorno le urine di ogni singolo ciclista, per conoscere meglio il loro stato di idratazione, infine fornire indicazioni anche in base all’esito.

Quando tornavano dall’allenamento giornaliero, in base a quanto avevano consumato a livello energetico e introdotto con l’alimentazione e integrazione, variava nuovamente la loro dieta a seguire, rispetto a quella supposta generica della giornata.

Benvenuti nell’era dell’ottimizzazione atletica.

Il terzo step: salire di livello grazie al Biohacking

Abbiamo quindi investito tempo e risorse nell’educazione nutrizionale e sportiva personale, e anche se rimane infinita, abbiamo posto tuttavia solide basi nell’obiettivo del miglioramento.

Nel secondo step imparato a leggere, interpretare e cambiare direzione (pivot) in base ai risultati dei dati della performance, con l’approccio Lean.

Ora cosa rimane? ottimizzare la prestazione grazie alle tecniche di biohacking sportivo, puntando alle stelle.

Stiamo parlando del super atleta biohackerato per la performance, oltrepassando l’ignoto.

Non c’è nulla di più entusiasmante di intraprendere nuovi percorsi sconosciuti: è la strada che ha sempre percorso l’uomo in tempi molto più dilatati.

Oggi, grazie alla rivoluzione scientifica, genomica, tecnologica e informazionale abbiamo la possibilità di accelerare i tempi, e vedere gli effetti di questi cambiamenti già nel corso della nostra vita.

Il passaggio del materiale genetico tramanda i cambiamenti occorsi nella vita dei predecessori.

La novità è che oggi possiamo sperimentare cambiamenti in tempi brevi, osservabili e misurabili, come nel caso del miglioramento della performance.

In quest’ottica non si modificano le informazioni genetiche a livello di struttura, ma di sovrastruttura. Tutte le informazioni che le cellule e l’organismo raccoglie in questa vita servono per modifiche dell’espressione genica.

Ad effettuare il pivot in modo naturale è proprio il DNA, che decide di spegnere o accendere determinati geni in base a quel che accade contemporaneamente nel mondo esterno.

Non è una bella notizia?

Siamo noi in pratica a decidere per il nostro destino di salute, longevità e performance.

Potremmo parlare di LEAN DNA per la prima volta, e non sarebbe affatto una castroneria.

Infatti in base ai feedback ricevuti dall’ambiente, come fosse una start up o un super atleta che cerca di osservare i cambiamenti e adeguarsi alle circostanze per il successo, anche il DNA e l’organismo opera in questo modo, per garantire però un altro tipo di successo: la sopravvivenza della specie.

Il gene egoista è in grado di decidere cosa esprimere proprio in base agli stimoli ricevuti nel corso della vita.

L’epigenetica è una branca affascinante e dinamica: ci riesce grazie a metilazioni, acetilazioni istoniche e altri meccanismi più complessi.

Rispetto al paradigma genetico, molto più statico, in cui non possiamo cambiare il corso degli eventi e siamo destinati ad ammalarci in base al DNA dei nostri genitori e parenti, in questa ottica siamo noi che possiamo decidere se diventare malati o migliorare la nostra salute, a parte nel caso delle malattie rare genetiche.

Tutte le altre patologie sono multifattoriali, dipendono cioè da un mix di fattori genetici e soprattutto ambientali.

Inquinamento, dieta, esercizio fisico, natura, stress, emozioni sono tutti fattori che possono portare a modificazioni epigenetiche del DNA.

Per questo dobbiamo puntare al super atleta in questa vita.

Tutti noi possiamo aspirare a diventare questo individuo saggio, atletico ed evoluto nella mente, corpo e spirito.

Nel terzo step di ottimizzazione dietetica e sportiva si arrivano ad utilizzare metodiche di valutazione più approfondite, come indagini di metabolomica o studio dei metaboliti, nutrigenomica, nutrimicrobiomica, test del capello, analisi ematochimiche specifiche, assetto ormonale e così via.

Le valutazioni non servono a nulla se non c’è un intervento, in base agli esiti.

Studiare, osservare, ricercare ed educarsi in merito al nostro organismo non serve a un bel niente se rimaniamo fermi, e continuiamo a vivere, mangiare, integrare ed allenarsi come prima.

Sta a noi decidere di cambiare il corso degli eventi, colmare carenze evidenziate, adottare una certa alimentazione e allenamento.

In questa fase rientrano anche interventi più di biohacking scientifico, per accelerare il processo di miglioramento.

Parliamo di tecniche ad oggi magari costose, o più complesse da usare tutti i giorni, ma che sicuramente permettono l’evoluzione a super atleta, da sapiens a super umano:

  • ozono terapia – GAET
  • stimolazione transcranica (tms o tdcs)
  • uso dei peptidi
  • bioinfusioni
  • crioterapia, sauna, bagni freddi
  • nootropici
  • integrazione mirata, gel energetici
  • organi in capsule, testicoli di toro, colostro, latte crudo
  • cibo biofortificato

E tanto altro.

Prima di puntare alle stelle però, saldiamo per bene i piedi al terreno, ancor meglio se nudi per sentire il contatto con la nostra madre terra e natura.

Per questo consiglio nel terzo step di partire da un biohacking naturale, ancestrale, che ho denominato mima-natura, proprio perché imita i ritmi e i comportamenti degli animali nello stato di natura.

E quindi dall’earthing, resetting del ritmo circadiano, sole, connessioni sociali, freddo, dieta animal-based e così via.

Se troviamo benefici, sappiate che con il biohacking scientifico si vedranno risultati ancora più marcati nel processo di miglioramento delle performance.

Anche questo livello è scindibile nei tre sotto step studio ed educazione, consolidamento e upgrade.

Il super atleta conoscerà quanto ozono utilizzare e quante volte al mese o a settimana, di quale bioinfusione abbisogna (glutatione, ferro etc), integratore, dieta, allenamento, nootropico, peptide, stimolazione transcranica, organo in capsula e così via, in base al periodo, forma, e analisi condotte.

Ogni 3-6 mesi è bene ripetere le valutazioni per capire se siamo nella strada giusta, coprendo potenziali carenze alimentari, recuperando in modo ottimale, o è il caso di rivedere la strategia di biohacking e intervento.

Ricapitolando esistono tre livelli per diventare super atleta, la migliore versione di se, e salire di livello nelle prestazioni sportive.

Non è mai stato così facile come oggi, grazie a scienza, conoscenza, biohacking, informazione, nutrizione e integrazione, tecnologia:

1. Educazione personale alla base del cambiamento: segui un percorso nutrizionale personalizzato e/o di allenamento, un video-corso da professionisti, un libro, il canale youtube di tuo interesse, contenuti social.

2. Usa il metodo LEAN: analizza, interpreta e rifinisci i dati raccolti in base al feedback del tuo corpo. In pratica monitora il cambiamento e preparati a cambiare strategia più volte.

3. Ottimizzazione dietetica e sportiva: biohacking prima naturale e poi scientifico con tecniche mirate a salire di livello prestazionale.

Salda bene i piedi nudi al terreno naturale.

Prendi sole e respira aria fresca.

Ringrazia la natura per quel che ci ha donato, immergiti in essa.

Preparati al cambiamento.

Investi tutto sull’educazione sportiva e alimentare.

Usa metodi di biohacking.

Ora punta alle stelle.

Diventa super atleta.

Dott. Samuele Valentini